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OPERAZIONE SOTTOVESTE 2 //
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in questi giorni ero parecchio impensierita per mia madre, costretta in un letto d’ospedale per un intervento chirurgico. sembrava avesse superato discretamente l’operazione fino all’estrazione di quel fastidioso e antipatico catetere – che solo a scriverlo mi sento dislessica . da quel momento sono iniziati i problemi pipitori. da quel momento mia madre è stata incapace di far pipì secondo i sacri stimoli della santa vescica. nonostante ogni tipo e forma di tifo e incoraggiamento – signora deve sforzarsi, signora si impegni, ce la deve mettere tutta, dai ma’ concentrati, spingi, è normale che faccia male, sai l’anestesia, signoramia deve provare spesso , essù, eddai – e nonostante i tentativi disumani della mammina, nessuna goccia sgorgava. poi, dopo tre giorni di siccità, nel tardo pomeriggio di ieri, finalmente la luce pipiziatoria. l’infermiera di turno, intenta ad introdurre il malefico tubicino per lo svuotamento artificiale, nota un qualcosa di strano. di estraneo. un corpo estraneo. un filo che penzola. lo afferra e tira. e tira tira che ti ritira. che tiritera. tira fuori la modica cifra di circa quattro lunghi interminabili metri di garza. quattromila millimetri di garza abbandonata nel dimenticatoio vescicale dopo l’intervento. ma che sarà mai, perdindirindina? una piccola distrazione può capitare, può capitare? mi tappa la pipì, mi tappa la pipì, garzà!
ho dentro un viavai come se un'autostrada si fosse incastrata tra l'ugola e l'alluce. senza nemmeno una piazzola di sosta. che il delirio regni eterno nei nostri cieli, nei pericoli dei vicoli. amen
mentre intrinseci, soavi e concupiscenti pensieri intasano il mio rombo cerebrale, il mio baricentro, dando prova del suo equilibrio e della sua saggezza, e voltandosi con aria di sfida verso il triangolo equiblatero della mia irrazionalità, si rivolge alla mediana sentimentale, postulandole : "altezza, quali provvedimenti prenderemo nei riguardi dell’impertinente cubo romantico?" ma prima che la mediana possa rispondere, viene affiancata dalla bisettrice ironica e dall’iperbole ottimista che irrompono improvvisamente nel pianerottolo cranico. la strattonano dolcemente e con toni di malferma convinzione le sussurrano: "ci penserai domani, ora gustati il caffè e continua a lavorare per quelle facce da poligoni irregolari". facile a dirsi se non fosse che alla radice non si comanda.
cosa dire dell'infinito buco del mio collant?
"sempre caro mi fu quest'ermo buco, e questa calza, che da tanta parte dell'intimo orizzonte lo sguardo esclude"
(by brainstorm)
Noi qui dentro si vive in un lungo letargo,
si vive afferrandosi a qualunque sguardo,
contandosi i pezzi lasciati là fuori,
che sono i suoi lividi, che sono i miei fiori.
Io non scrivo più niente, mi legano i polsi
ora l'unico tempo é nel tempo che colsi:
qui dentro il dolore é ospite usuale,
ma l'amore che manca é l'amore che fa male.
[...]
da "Canzone per Alda Merini"
di Roberto Vecchioni
vorrei che i numeri fossero poetici. chissà se quelli dispari danno mai confidenza ai pari. e chissà se i numeri primi si sentono più importanti degli altri solo per il fatto di essere "primi". riescono mai i numeri irrazionali a fare un ragionamento degno di questo nome, ad esprimere alcunché di sensato? c'é da chiedersi se vedranno mai la luce i numeri sotto radice. il sottosuolo soffoca oppure no le loro capacità espressive? e che dire dei vacui ed effimeri sembianti delle frazioni apparenti? la matematica non é solo un'opinione. é partecipazione. é l'unione che da la forza di dare i numeri. ma la cosa non finisce certo qui. un due tre stella. les jeux sont faits