madhouse...
bisognerebbe diffidare dei batteri cardiofiti. basti pensare a come ciascuno di essi s’approfitti della situazione insinuandosi quatto quatto tra le fibre cardiache e ti spunti a far danno quando meno te l’aspetti. una delle difese contro questi terribili birbaccioni è la somministrazione al paziente di un sughetto di legno stagionato, coadiuvato da applicazioni locali di pappete aromatiche allestite mediante visceri di ciliegia, interiora di melanzana e rognone d’asparago. agitare prima dell’uso. ma agitare cosa? il paziente, ovvio! certe volte mi faccio delle domande siffatte- e tante altre ancora e again again again - ch’io stessa perdo il lume della ragione, la fiaccola dell’intelletto e il dono supremo del perfetto equilibrio celebrostatico, onde io mi perdo nell’infinitamente piccolo – comparando me stessa all’immensamente grande. traggo da cotale ragionar un moto d’opprimente duolo, una costrizione in petto ch’al solo rimembrar mi pare di svanire nel mare della disperazione, onde naufragar ansante sugli scogli degli stereotipi tipitipitì a me sì cari, trafitta dall’incertezza ma grondante e utopica speranza, prona a ringraziare i provvidenziali ostacoli, e supina ad accettar silente un destino ch’a mio malgrado subir dovrò. ed ora , ta-ttarattà , prendo al balzo suddette pleonastiche vibranti parole, e me le gioco sulla ruota di kinshasa con l’improbabile probabilità di vincere due bombolette spray di delirio magenta. che il cuor sbollenta e la testa redenta. asina e polenta

è un’aria stramba che sa di umido, che puzzodora di atipico. aria condensata da migliaia di note che appartengono ad un preludio. preludio a chissà che. a chissà quale strana cosa. al nulla. sembra quasi un preludio chopiniano, dove il brano è completo in sé, non preludente a qualsivoglia composizione. un fatto compiuto in sé, una pur mirabile espressione di un qualcosa che poi non seguì. però non è così. nel senso pratico e tecnico, è cosi. per il resto è pomì. è un’aria che fa perdere la tramontana ai circuiti del minipimmer cerebrale e i miei pensieri vengono frullati a velocità stratosferica fino a renderli una poltiglia degna della peggior maionese impazzita. è un’aria gatta che mi fa arrotolare nella cesta silente e mi provoca una aggrovigliatura gastroduodenale, simile a quando eccedi in croccantini che poi si appallottolano ai peli che ti lecchi facendoti la quotidiana toeletta felina. non so se rendo. se pendo. se bendo. non so se sto astraendo, lambendo, imbibendo. o se sto rimbambendo.
nel presto del mattin di primavera cupa mi svegliai
e nella selva oscura a pattinare andai. banzai
MAledeTTA priMAaveRA. maledetta come me.
per dare un senso orario a questa giornata senza tempo, senza capo, coda e mento, senza cappio e senza corda, dovrei prima stabilire quale dei seguenti aggettivi è l'intruso:
calpire, sorbettare, tibiolare, contare, malmeggiare, infatare, sbidìre, ròlpere, sbare artire, mèmere, rispìre, ollare, felfìre, fire, fi, re, taoz, flèttner; maddà i, madavèro, manummedì, maddechè, mandòve, maquanno, manvediquello, madavèrodavèro, mallevetempò, mappòi, mastà ttezzìtto, mangròvia.
oppure.

così all’improvviso la demenza. tra una pedalata, una doccia, unpaninoeunbicchierdivino, una telefonata, una tazza di caffèlatte caldo e fumante, una manciata di biscotti. tra e fra, il mio mondo si ferma e si addentra nel minimarket del paese delle amaraviglie. compra pensieri dolci in stecche da cento grammi. tre chili di fantasie sfuse, in offerta speciale. tre cartocci di parole liquide compritrepaghidue. una maxi confezione – salvafreschezza - di buonumore. un vasetto di sorrisi da spalmare su labbra morbide. due bottiglie di brividi caldi e balsamici per condire l’anima. un litro di sospiri da spargere su superfici cardiache e cerebrali – che non occorre risciacquare. una borsa da quattro chili di arance per rosse e vitaminiche spremute di cuore. una mela di provenienza valle dell’eden e due cavolcuori. poi transita alla cassa e il conto è dolcemente salato. e amaramente dolce.. dolceamaro. insomma.

e poi?
in questo mattino grigio e frusciante percepisco un brivido lungo la tibia sinistra che mi solletica un sentimento di perplezza e di inquietità nettamente superiore alla media stagionale. in un frangente meditativo e sconclusionato suppongo che potrei darmi alla sperimentazione. chessò, dedicarmi al fischio con beffa (singolo e a squadre), all'abbraccio con spinta, al panino ad ostacoli, al tiro con strappo, alla gobba su ghiaccio e al pokersainonsigiocaintre su pista con vento trasversale. oppure potrei fare un corso per giudici di gara nel passaggio delle nubi . o per arbitri rigorosi ed imparziali durante le eclissi di sole. é un dilemma che con flemma m'ingemma. maremma. non so