madhouse...
come posso possedere il tempo? non sono certo padrona del passato (se lo fossi, potrei gestirlo e/o modificarlo, ma non posso) . mi è impossibile impossessarmi del futuro, il quale non esiste ancora. il presente mi sfugge, sempre ammesso che il concetto di "presente" regga a più approfondite meditazioni. viene così abolito, a far data da oggi, il concetto di tempo. eventualmente può essere sostituito dal concetto di "risotto" o "in tale preciso istante non me ne vengono in mente altri".
sì, ma come posso abolire il concetto di tempo a partire da una data che viene ad essere cancellata dalla stessa abolizione del tempo?
a volte scorgo in me un brioso spirito d'osservazione, che mi offre numerosi spunti di riflessione nonché di rifrazione, e per questa mia intraprendenza mi custodirò a titolo precauzionale in un luogo definito per un tempo strettamente indefinito, reso ancor più indefinito dal fatto che tra un probabile numero di ore lunghe un giorno non esisterà più una definizione di tempo.
e non mi si dica che pioverà. ormai la sedia elettrica sul neurostar è prenotata, io resto la selvatica che sono e incrocio le efelidi appellandomi al quel famoso detto giaggianese "tanto va la pioggia al varco che ci lascia il pistolino"
il diplay dell'umoròstato indica il massimo livello del mio stato gattolico e babelico. e io mi sento così pantagruelica che mi spedirei a limare protoni nelle miniere di tacchi a spillo del quinto anello di saturno. che poi, a pensarci bene, quelle aree sono ricche di rocce eruttive del tipo a dente di lumaca, essenziali nella lavorazione del bucato grosso del lunedì e nella sintonizzazione fine del programma autunnale "ti ricordi com'era bella l'estate", preceduto usualmente da un dibattito incentrato sul tema "però in fondo anche l'autunno non è male, dai".
dai. dai.
in giornate come queste, le nuvole nel cielo sono come schiuma di cappuccino. allora slego le mani, afferro la tazza del cosmo e ingurgito tutto.
ho del martini bianco nel malleolo.
ciò può stupire e infatti ne stùpito persino io.
è quindi inutile che io continuo a negare. sì, va bene, lo ammetto, io e il martinibianco abbiamo occasionali incontri a livello puramente ludico e amichevole. ci divertiamo insieme ma con alcolico rispetto.
spesso, però, mi tocca distoglierlo dalla sua perversa gelosia per il porto rosso che, da qualche mese, mi titilla le papille e si invita sfrontato nel mio bicchiere. e in quello altrui.
il mio rapporto con il porto è dolcemente corposo e inebriante. lui sa come prendermi, io so come berlo. è uno scambio di sapori. è un evento di passione che m'alza la pressione e mi sdoppia la pentola. cara pentola, troppo cara mi fu.
diciamocelo, se io porto, tu martini, essi negroni.
sbagliato. hic.
è una giornata un po' formaggia
che di un tal'eggio si foraggia
con l'anima caciotta
e il cuore di ricotta
i piedi nel mascarpone
e la testa a provolone
il pensiero è uno stracchino
color fantasma formaggino
il senso è di scamorza
senza forza. e senza scorza
è una giornata un po' fonduta
mal cagliata e già scaduta.
egoceronte delle mie cervella, non credo tu debba comportarti così.
il fatto di essere il primo nel mio elenco di coloro ai quali dovrà essere sparato a vista non dovrebbe farti sentire irritato, né - a mio modesto avviso - deve preoccuparti eccessivamente. e poi ricorda le parole di quel celebre motto che i tigrotti della malesia utilizzavano nell'atto di scambiarsi indumenti intimi usati: il primo della lista molto prestigio acquista.
la qual cosa ha il precipuo scopo d'inorgoglirti. pensa un po' all'ultimo in graduatoria: come dovrebbe sentirsi? sa che verrà disintegrato solo in ultima analisi, quando tutti gli altri - più meritevoli di lui - saranno stati eliminati. cerca di immaginare il suo sdegno, la sua delusione, una vita di sacrifici per ottenere poi cosa? l'ultimo posto nell'elenco degli sparati a vista. per la depressione, egli potrebbe addirittura suicidarsi, non ci hai pensato?
e se, col tempo, decido di non arrivare fino in fondo alla lista? cosa sarà di lui, cosa farà della sua esistenza beffata e amaramente illusa.
tutto questo ha un sapore retrò che piace tanto ai cippoli, ai pedalini, ai progettisti di caraffe versatili, agli integratori elementari, alle menti bifocali e a tutti coloro che telefoneranno entro otto secondi da ora. anzi, la regia mi fa segno che saranno accettate le chiamate pervenute entro e non oltre un grumo di anni luce a partire da ieri. quindi affrettavi cari telecosi, poiché quello che oggi è uno sportello domani potrebbe essere uno stuzzicadenti e io non sarò qui a piangere sulle vostre lattine vuote, non potrò confortare voi mentre voi consolate me, e sarebbe spropositato usare una zanzara per uccidere un bazooka.
peccato.