madhouse...
Beatrice, gambe rigide e cuore morbido
Beatrice, tenera nell'età e dura nell'impegno
Beatrice, grumo di tensione e ali di piombo ai piedi
Beatrice, grinta che rade al suolo grattacieli di paure
Beatrice, fili di zucchero negli sguardi e nei sorrisi
Beatrice, tenacia che sfuma l'astrazione del verbo "pattinare"
Beatrice che mi lega con un abbraccio vellutato e bisbiglia:
"maestra, adesso, pattinare, mi piace un po' di più"
anche a me, Beatrice, anche a me.
intirizzita dall'affermazione climatica, mi sbadiglio su me stessa involvendo e spadellando sogni saporiti.
digerendo quella frittata della sera, in gran segreto, rimugino ancora sulla blesa veridicità del concetto fritto, e pervengo ad un meticoloso ruttino. andar per frittate nitrisce il palato, innalza il cuoresterolo ma torrisce le sofaghe
m'aggancio spavalda al caffè, molvendo gli apparati e glucando respiri abissali nella tresca speranza di ottenere la repentina milmerazione della svegliabilità.
nel semifreddo di novembre il cielo è come un panno tirato sporco di indaco e non promette. a tratti premette, a trotti emette, a tritti omette e a trutti mette grigio su blu.
e io cerco di carpire il capire del mio agire in certi momenti inagibili. percepisco sullo sfondo infondato fondali di caffè, le ali del piccione che sorvolano con turbamento tubi di scappamento, annuso l'aroma del biancospino che con la sua corteccia mi corteggia, odo baruffe azzuffarsi nell'aria, le balie scassinar carrozzine con spille e le foglie mormorar di secchezza attraverso i servigi della brezza lieve che, quasi dispettosa, soffia via la goccia che fa traboccare la narice.
tutte queste percezioni mi giungono, però, attutite, accessori non essenziali di una realtà lattante che cerco di sfamare.
è tutto in discussione: il significato stesso dell'essere e del non essere, il valore delle sensazioni che avverto, come dire che mi rendo conto dei raggi del sole che mi colpiscono, ma non so se gradisco o meno questa temperatura. forse è troppo alta per i miei gusti, anzi no, è eccessivamente fredda, anzi a pensarci bene è una temperatura media, troppo media, veramente troppo media per decidere se va bene oppure no.
forse tornerò più volte, nei prossimi anni, sul concetto della temperatura eccessivamente media e svilupperò teorie di indubbio interesse che nessuno conoscerà mai.
perché, a volte, ci sono cose che riteniamo valide ma che siamo riluttanti a rivelare, forse per pudore, forse per sudore, forse perché temiamo di essere fraintesi, forse perché.
forse perché non ricordo più che volevo dire.
forse perché stasera bisognerà "predisporsi al micidiale"
ciak, si gode.
"Quando uno nasce, non sa chi è. E se non c'è nessuno che glielo dice, la vita diventa una bella complicazione. Lei, per esempio, non sapeva chi era, perchè quando era nata, la notte di Natale, rotolando giù dal camion di Jack il Camionista, si era ritrovata completamente sola e aveva scambiato per sua madre una pantofola di pelo. Una calda pantofola accogliente dentro la quale si era accoccolata sognando di non essere ancora nata. In fondo, era contenta di avere questa mamma. E tutto sarebbe rimasto per sempre così, se non avesse avuto il desiderio di conoscere il mondo e sulla sua strada non avesse continuamente incontrato qualcuno che le chiedeva: "Che animale sei?" "Una pantofola" aveva risposto a George Castor e lui l'aveva guardata stupefatto. "Un castoro" aveva detto a Poltron Strel e lui aveva preso a volteggiarle intorno nel suo mantello nero. Finchè un giorno, dopo tanti incontri e tante avventure, si ritrovò alla scuola della maestra Tolmer, che aveva una profonda convinzione, e cioè che tutto a questo mondo passa, anche le domande. E lì scoprì la verità. Fine della storia? Neanche per sogno. Perchè sapere chi siamo è bello, è un pensiero che ci dà sollievo. Ma nel nostro mondo, una volta entrati, non è detto che ci sentiamo davvero bene. Occorre molta immaginazione, e qualche buon amico, e magari un Lupo Solitario che si innamora di te..."
(spennato dal bellissimo libro di Paola Mastrocola " Che animale sei? - Storia di una pennuta", nonchè splendido regalo di compleanno ricevuto da tre adorabili bollicine)
[buoncompleannonettina!]
quando soffiano dentro al cerchietto magico loro diventano bollocinetici.
e manifestano questa loro sensazione in un modo che solo coloro che hanno provato l'Emozione Primaria possono conoscere.
L'Emozione Primaria è assimilabile ad un incontro sereno, in una fresca sera novembrina, in un luogo silvano nel quale gli spaghetti vongolati irradiano la gioia di cenacolare in compagnia, e guardando gli occhi che masticano fragranti sorrisi ci si sente parte integrante di un unico disegno. si avverte quella vibrazione di gustosità nell'assaporare carpacci e grigliate e si ingurgitano flussi di energia benefica e patatosa, gradendo l'entusiasmo benevolo di calici vinosi, con o senza ridenti singhiozzi.
questa profonda Emozione si intensifica, poi, con sbuccianti gestualità arachidose e frivoli sbuffi saponosi.
insomma, quando ri-soffiano dentro al cerchietto magico loro diventano iperbollologi.
e belli. e veri. che a pensarci mi friccica ancora il core.
[intanto Flor canticchia "siam cinque piccole bollicin, siamo cinque fratellin, mai nessuno ci dividerà trallallallalà"]
Avvertenza per le creature del futuro
[ovvero: autodifesa postuma]
quando tu, creatura del lontano futuro, ti accingerai a sfogliare questo coso, ricorda una cosa: lo stai facendo di tua spontanea volontà.
a meno che gravi condanne ti obblighino alla lettura di questi bozzati, sei libera di astenerti dal visionare e commentare la sequela di riflessioni, impressioni, oblazioni, obladì obladà life goes on bra lala how the life goes on e deragliamenti mentali ivi contenuti.
è indispensabile sapere che quanto è racchiuso qui dentro non ha alcun proposito didattico e fisiologico, si guarda bene dal proporre modelli di vita e/o pensiero e può avere effetti collaterali. trattasi di un' automa raccolta di astrazioni e non, annodati in periodi eterogenei, in orari caduchi, ad uso e consumo personale.
eventuali spunti di riflessione, simpatia, insofferenza, sudorazione eccessiva o altro (nonchè le relative conseguenze) sono lasciati all'iniziativa e alla responsabilità del fortuito lettore.
allora tu, creatura del futuro, sei avvertita.
sarai forse diversa dalla razza a cui l'autrice appartiene, forse provieni da inesplorati recessi dello spazio, ma sappi, a difesi dei terrestri, che ella non costituisce un esempio rappresentativo dell'evoluzione psichica della propria specie.
chi ha avuto ha bevuto, chi ha dato ha mangiato.
- "ho paura, non voglio essere chiusa in una busta!"
- "ma come sarebbe a dire, "non voglio" ? sei una lettera, e come tale devi essere imbustata!"
- "voi non capite…io sono una lettera, è vero…ma sono proprio una lettera: sono una emme!"
la commissione indugiò. questo caso non si era mai presentato. e ora? allora? gli schematici processi decisionali dell'amministrazione si trovarono all'impasse, disorientati in un circolo vizioso, incapaci di districarsi in quel labirinto semantico. una lettera è una lettera - si andavano dicendo - tuttavia una lettera non è composta da una lettera.
qualcuno, dal fondo, obiettò invece che una lettera può essere costituita da una lettera, purchè si riesca a dimostrarlo.
la emme fu interrogata sull'argomento, e affermò di essere una lettera indipendente , non assegnata ad alcun messaggio postale di sorta, ed in questo voleva essere presa alla lettera.
la situazione non migliorò. quest'ultima frase non fece altro che gettare sabbia sui già difficoltosi meccanismi amministrativi. una lettera che vuol essere presa alla lettera nel dire "non sono una lettera"….panico.
dopo ore di camera di consiglio l'amministrazione, pallida, emaciata e dal viso sofferto, annunciò di aver meditato a lungo e con coscienza, ponderando saggiamente tutti gli aspetti letterari del caso, tenendo in somma considerazione gli ideali di giustizia e uguaglianza che debbono regolare il mondo, nel rispetto dei diritti legati, morali e mortali, giudicò illetterata e inammissiva la piccola lettera.
la emme, stretta nel suo minuscolo corsivo, tradusse alla lettera la decisione presa dall' amministrazione, che le prescriveva di restare lettera aperta. quindi si rilassò, si adagiò letteralmente sullo stampatello e si addormentò sotto un maiuscolo piumone, dove sognò di diventare una lettera di credito.